Inceneritori nel Veneto

Il Rapporto Annuale APAT ci informa che il Veneto è secondo solo alla Lombardia nella produzione di rifiuti speciali, con oltre quattordici milioni di tonnellate di rifiuti speciali (quasi quanto tutto il centro Italia). Circa il cinque per cento di questi sono pericolosi, e prodotti in quantità maggiore in provincia di Venezia (duecentocinquantamila tonnellate); fatto che è facilmente interpretabile nel momento in cui si consideri che è l’industria chimica che produce le maggiori quantità di rifiuti pericolosi, circa un milione di tonnellate solo al Nord. A questi vanno sommati i rifiuti urban, facciamo il punto degli inceneritori esistenti o in via di costruzione in Veneto, almeno dei più importanti.

RIFIUTI URBANI

Padova S.Lazzaro per rifiuti urbani e sanitariproduce energia elettrica)Due linee esistenti da 300 t/g per 70.000 t/a una terza linea già approvata da 100000 t/a e una quarta linea proposta da altri 100000 t/a per arrivare a 270.000 t/a

Schio (VI) per rifiuti urbani e sanitari,3 linee già in esercizio per un totale di 200 t/g Produce anche energia elettrica (7MW)

enel palladio

Venezia Fusina rifiuti urbani e sanitari, 70.000 t/a di CDR sono autorizzati alla combustione alla centrale a carbone Enel di Fusina, attualmente ne bruciano solo metà perché l’aumento autorizzativo è appena stato dato, ma è in programma la richiesta di arrivare a 140000 t/a di CDR da bruciare. Inoltre per anni ha funzionato l’impianto di Sacca Fisola, per i rifiuti urbani (1969- chiuso nel 1984), privo di camere di post-combustione per il controllo delle temperature di combustione responsabile dell’emissioni di quantità significative di inquinanti (decine di grammi di diossine/anno, diverse tonnellate di ossidi di zolfo/anno, etc).

Verona Ca del Bue non è ancora in funzione ma tratterà 500 t/g di rifiuti urbani con produzione di energia elettrica 7GWh ( nel sito per ora c’è in funzione solo selezione e produzione CDR)

RIFIUTI SPECIALI

E’ stato depositato un progetto che nei pressi di Treviso prevede 2 inceneritori da 250000 t/a ciascuno con produzione di energia elettrica (50 MW ciascuno)

A Marghera vi sono vari impianti inceneritori a servizio delle industrie ma aperti all’apporto esterno:

– CS28  (dal 1972)  funzionale al Cloro-Soda di Syndial, per 20.000 t/a di peci clorurate (due linee costruite nel 1972 che recuperano acido cloridrico).

– SG31 (dal 1983) termocombustore per il trattamento dei fanghi provenienti dalle stazioni di depurazione dei reflui liquidi, di Ambiente Spa; in tale impianto finiscono fanghi e rifiuti industriali (in buona parte pericolosi) per diverse decine di migliaia di tonnellate. Può trattare 100.000 t/a di fanghi.

– E79 di Ineos ora Vinyls Italia ( brucia gas clorurati in aria e quindi siccome non brucia rifiuti liquidi o solidi non è definito in senso letterale inceneritore ) brucia 50 t/h cioè 360.000 t/a di gas ricchi di
cloro

- le “torce”, sistemi di combustione per emissioni in condizioni di emergenza; (le abbiamo viste tutti il 9 luglio?) veri e propri “inceneritori di emergenza”, sono in grado di bruciare circa centoventi tonnellate di idrocarburi all’ora (il 9/7 forse andavano più di fretta … sono state bruciate ottocento tonnellate di idrocarburi!!!) e quindi rilasciare in atmosfera diversi inquinanti (in grandi quantità) per combustione imperfetta in misura dipendente dalle condizioni emergenziali. (cfr. le foto di Lorenzo )

– Chiuso il Peabody della Dow dal 2006, nato nel 1984 bruciava ammine aromatiche e altri scarti del TDI

Fidia farmaceutica di Abano ha chiuso il suo inceneritore , ha avuto l‘autorizzazione per bruciare gli scarti di solventi e poco altro in un impiantino dedicato
Ribbon di Villadose brucia rifiuti speciali e pericolosi farmaceutici 200 t/g
FIS di Montecchio brucia 3 t/h di liquidi e 360 kg/h di solidi di rifiuti speciali e pericolosi chimici propri
Miteni di Trissino brucia propri rifiuti chimici con recupero acido fluoridrico, autorizzato per 850 t/a
Zambon di Almisano Lonigo brucia scarti farmaceutici per 30.000 t/a

INCENERITORI CIMITERIALI

Da non trascurare come fonti di diossine anche i 7 forni crematori cimiteriali presenti nel Veneto ( su 46 italiani) di cui 3 a Venezia ( Marghera, Spinea e Isola di s.Michele) che operano il 50 % delle cremazioni di tutto il Veneto. Il numero delle cremazioni è in aumento esponenziale e su questi impianti i controlli sono scarsi.

Sarebbe interessante conoscere le emissioni di diossine complessive annue nel Veneto da questi inceneritori, conoscere i costi esternalizzati da questi impianti su salute e ambiente cioè quante
malattie e morti hanno prodotto . Va tenuto conto che le sorgenti di diossine in aria sono anche altre in particolare a Marghera le centrali Enel carbone e il ciclo del cloro emettono diossine.
Ricordiamo a tal proposito l’indagine epidemiologica promossa dalla Provincia sul sarcoma dei tessuti molli, il tumore associato alle diossine, essa ha raccolto tutte le fonti di emissioni di diossine
negli ultimi 30 anni e ha mostrato che nei comuni della riviera del Brenta sotto vento rispetto al polo chimico di Marghera il rischio di ammalarsi di questo tumore è tre volte superiore alla media,
nei comuni di Fossò e Vigonovo il rischio arriva a venti volte la media.
Non si può pensare ad aprire nuovi inceneritori quando si va verso l’attuazione di rifiuti zero, cioè della chiusura dei cicli per non incenerire nulla, e impianti come quello di Vedelago sono lì a
dimostrarlo. La ricerca deve invece accelerare sui rifiuti industriali di tipo chimico farmaceutico per trasformarli e degradarli per via biologica, anche lì la fretta di far sparire i rifiuti porta alla
scorciatoia dell’incenerimento con conseguenti emissioni nocive.
Questi impianti vanno progressivamente chiusi, questa dovrebbe essere la scelta programmatica della regione per il futuro, sarebbe un segno di civiltà e di rispetto delle risorse e della salute di noi
tutti.

F.R.

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