M5S: la sentenza del TAR conferma il “pastrocchio” della Delrio

E’ comprensibile che il Sindaco si rallegri della sentenza del TAR, che annulla gli atti del referendum per l’autonomia dei Comuni di Mestre e Venezia: egli può continuare indisturbato a sedere a Ca’ Farsetti, per altri due anni, e ad usare il brand “Venezia”.
Questo è, in sintesi, per lui il Comune, null’altro che un logo pubblicitario da vendere.

La decisione del TAR, per molti discutibile, fa leva sulla legge Delrio, una delle leggi più bislacche e scritte male degli ultimi decenni, per affermare la prevalenza di una legge nazionale su una legge regionale che però è diretta attuazione dell’art. 133, comma 2, della Costituzione.
Si arriva infatti a confermare l’assurdo per cui l’unica modalità per giungere ad un’eventuale divisione del territorio comunale, indipendentemente che si sia favorevoli o meno, sarebbe il voto di almeno 2/3 del consiglio comunale e poi il voto confermativo della maggioranza dei residenti dell’intera Provincia.
Perché mai questa idiozia?
Perché mai gli abitanti di Cona, piuttosto che di Meolo, dovrebbero essere coinvolti?
Il motivo, del tutto surreale, è che la ripartizione del Comune capoluogo è l’unico modo di ottenere il suffragio universale nella scelta di Sindaco e consiglio metropolitano (così è scritto nella “democratica” Legge Delrio). Insomma l’intento, non troppo nascosto, di alcune forze politiche, è quello di non far proprio votare i citttadini (così la Casta si vota da sé), pena la divisione del Comune con un procedimento che dire pesante è poco.

«Peraltro, il TAR ha dichiarato che lo Statuto della C.M., votato da tutti tranne il M5S, sarebbe illegittimo nella parte in cui prevede che vi sia il suffragio dei cittadini per l’elezione diretta di Sindaco e Consiglio Metropolitano purché il Comune capoluogo non si divida. Insomma l’esatto opposto di quel che dice la Delrio e noi li avevamo avvisati che era un’assurdità” così Flavio Berton, consigliere metropolitano per il M5S.

«Ora, accantonato il referendum nel breve-medio termine, si apre uno scenario molto impegnativo per il M5S, quale unica forza politica alternativa al duopolio PDL e PdmenoELLE (anche camuffato da civica fucsia), con i seguenti obbiettivi:
– chiedere al governo la modifica del monstrum giuridico che è la Delrio, quanto meno per non incoronare automaticamente il Sindaco di Venezia a Presidente della C.M.
– costruire, con tutte le associazioni ed i comitati, una reale alternativa al regime fucsia (ed alle sue appendici piddine) che rispetti, tuteli e valorizzi le diverse realtà cittadine del territorio comunale, anziché provare a farne, come accaduto negli ultimi 25 anni, un blob omogeneo e senz’anima.
Un gruppo di potere che, di fatto, in questi tre anni non è riuscito a risolvere manco un problema, tra quelli più urgenti: gestione flussi turistici, spopolamento e traffico acqueo a Venezia, speculazioni immobiliari, degrado e desertificazione commerciale a Mestre e Marghera, mancata attrazione di investimenti (diversi da hotel e centri commerciali) e mancate bonifiche a Porto Marghera» così il capogruppo pentastellato, Davide Scano.

Venezia, 14.08.2018
Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle
Comune di Venezia

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