PEC puntuali ma ignorate dagli uffici: incapacità o malafede?

Un tempo si diceva “fa fede il timbro postale”.
Quest’espressione, un po’ fuori moda oggi, sta ad indicare appunto che, nell’invio di posta ordinaria o, soprattutto, di raccomandate si guarda la data del timbro apposta dall’ufficio postale al momento della partenza e non quella invece di arrivo al mittente.
Ciò è importantissimo, soprattutto, quando si deve controllare se sia stata rispettata o meno una scadenza precisa come, ad esempio, quella fissata per partecipare a bandi e concorsi pubblici.

Oggi, lo stesso discorso vale per la PEC, la “posta elettronica certificata”, col vantaggio che, di solito nel giro di poche ore, arriva anche la “ricevuta di avvenuta consegna”. Incredibilmente, questo concetto basilare era sconosciuto ad alcuni uffici comunali.
Alcune osservazioni, infatti, scritte da privati, nell’iter di approvazione di una delibera di urbanistica, sono state considerate tardive dall’Amministrazione e quindi ignorate.
Ciò, ovviamente, con danno per i presentatori e possibili cause legali future…

Fortunatamente, per i cittadini, il capogruppo M5S, Davide Scano, si è accorto come sia stata considerata, in realtà, la data del protocollo, anziché quella effettiva di spedizione della PEC: «l’ufficio protocollo è indietro col lavoro, grazie alla riorganizzazione fucsia, e quindi tra l’invio delle osservazioni e il protocollo vi sono fino a 12-13 giorni che però non debbono gravare sui cittadini e le imprese».
Risultato? L’assessore Boraso ha ritirato la delibera, giovedì scorso, dall’ordine del giorno del consiglio comunale affinché sia riesaminata.

«Resta il dubbio che, trattandosi d’un errore così macroscopico, non si tratti di una casualità ma di una volontà ben precisa di ignorare alcune osservazioni ritenute “scomode”, tra cui quella di SAVE S.p.A.
Quest’ultima è stata preparata da un noto avvocato amministrativista e, di fatto, demolisce la delibera proposta. Insomma, SAVE, per i suoi interessi economici, è al nostro fianco per tutelare le aree agricole e boschive situate lungo le strade statali che, invece, il Comune sciaguratamente vorrebbe riempire di parcheggi».

Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle
Comune di Venezia

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