Innovazione e tecnologia a Venezia: com’è andata finora, come potrebbe andare in futuro, verso gli scenari di Industria 4.0

photo_2018-01-11_14-50-05Circa venti anni fa viene fondato il Vega con l’obiettivo di catalizzare la riconversione industriale di un territorio che doveva lasciarsi alle spalle un modello industriale ad elevato impatto ambientale e ormai al tramonto, traghettando l’area verso le nuove tecnologie e i nuovi servizi a valore aggiunto. Nonostante le significative risorse profuse in tale lasso di tempo, Vega non è riuscito a soddisfare le auspicate premesse per quanto riguarda la riconversione Porto Marghera, né è riuscito a svolgere con la desiderata efficacia il compito di incubatore di aziende innovative, trasformandosi in mero contenitore di spazi da locare. La struttura è ora gravata da 15 miloni di passività (vedasi BILANCIO DELL’ESERCIZIO CHIUSO IL 31 DICEMBRE 2015 oppure Il tribunale stoppa il concordato Vega, nuova udienza il 20 febbraio).

Insediato al Vega, nasce nel 2003 Veneto Nanotech, con l’obbiettivo di essere una eccellenza internazionale nella ricerca sulla nanotecnologia e sui materiali per favorire lo sviluppo delle imprese. Riceve un primo finanziamento comunitario e nel 2005, nasce Nanofab Scarl con un investimento iniziale di 25,5 milioni. Nella sua massima espansione ha coinvolto 80 collaboratori tra Venezia (Nanofab), Padova (LaNN) e Rovigo (Ecsin), espansione secondo alcuni commentatori più collegata a ”logiche di campanile” che all’aumento di contratti con i privati; le difficoltà finanziarie e una strategia mirata al sostentamento che si voleva basato sulle entrate graph-industryda servizi alle PMI, di difficile applicazione, porteranno la struttura su un percorso discendente, fino alla sua chiusura definitiva nel 2015. A titolo di paragone l’IMEC Belga, fondata 20 anni fa come Vega, ora occupa 3000 ricercatori tutti nelle tecnologie avanzate ed ha invertito il finanziamento pubblico da 80/20 a 20/80 grazie anche ad i brevetti sviluppati ed ai servizi alle aziende. Un confronto ancora più impietoso si potrebbe fare con gli Istituti Carnot francesi o con gli Istituti Fraunhofer tedeschi, che rappresentano lo “standard europeo” per la ricerca applicata a metà tra Università e Impresa. Nel 2017 il Veneto è rientrato per il rotto della cuffia nei contributi MISE per Industria 4.0 dove è previsto un Competence Center triveneto al Vega a supporto delle imprese Made In Italy, degli attori dell’innovazione ed investitori per crescere nei nuovi prodotti e processi attraverso tecnologie SMACT: Social Network, Mobile Platform & App, Advanced Analytics and Big Data, Cloud, Internet Things. Le premesse su larga scala, per intenderci Fincantieri, Vodafone, Intel, PWC, sono senz’altro interessanti.

Per questo motivo, come soggetto politico ci proponiamo di governare questa evoluzione evitandone gli sprechi passati mantenendo comunque l’attenzione alle realtà produttive di scala inferiore (le PMI) che rappresentano la dimensione caratteristica del Nord Est. Lo sviluppo di Industria 4.0 per le PMI potrebbe essererobot-industria-4 incentivato offrendo ad aziende ed università i contenitori derivanti dai numerosi beni che il Demanio sta restituendo in concessione al territorio, tra cui Fortificazioni, Caserme ed Isole, sul cui riuso il comune potrebbe svolgere un ruolo di attore e non di spettatore, cercando di finanziarne il restauro con piccoli contributi dalla Legge Speciale, magari considerando il piano di Gestione dei Flussi Turistici “ZTL Revolution” mai preso in considerazione dall’amministrazione.

Meet-Up Grilli Venezia: Gruppo di Lavoro Turismo e Commercio – Ambiente ed energia

Be Sociable, Share!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*