Ve.La. alla deriva (parte 3ª): il Marchio dimenticato

Marchio Città di VeneziaIn questa terza puntata dedicata a Ve.La. S.p.A., società controllata dal Comune di Venezia, puntiamo i riflettori sulla questione del Marchio “Città di Venezia”, realizzato nel 2002-2003 su impulso dell’allora Sindaco Costa, grande amico del Sindaco Brugnaro.
Erano i tempi delle “vacche grasse” e quindi non si è proprio badato a spese:

  • inizialmente, fu prelevata una somma di 35.000 euro dal fondo di riserva per pagare uno “studio preliminare di fattibilità” (da affidare a un consulente esterno, ovviamente);
  • si decise altresì di finanziare l’opera con fondi di Legge Speciale, per una somma pari a 350.000 euro, e di bandire una gara internazionale per l’individuazione del designer;
  • fu creata, addirittura, un’apposita Direzione per “lo sviluppo e la gestione del marchio” e, non rinvenendo una professionalità all’altezza del compito (sai che novità!), si optò per un dirigente esterno assunto ai sensi dell’art. 110 del TUEL (cioè sulla fiducia, per nomina politica ma solo fino alla fine del mandato del Sindaco);
  • il bando è mezzo naufragato e, con delibera di Giunta, fu approvato il marchio creato dal designer francese Thibaut MATHIEU, sotto la direzione artistica di Philippe STARCK.

Ve.La. S.p.A. ha ora, da tre anni, la gestione del Marchio “Città di Venezia”, attività dapprima svolta da V.M.&E. S.p.A., società fusa per incorporazione nella stessa Ve.La. S.p.A.
Indubbiamente, la gestione del Marchio non è mai stata brillante, basti vedere le immagini sgranate del file di presentazione di cui non c’è manco la versione in inglese. In ogni caso, fino al 2012 i ricavi da licensing si sono aggirati tra i 100 ed i 220 mila euro l’anno.
Secondo articoli di settore, “un buon disegno non basta, deve esserci un piano ben amministrato e diffuso, strutture qualificate con personale preparato e aggiornato…”.
Ebbene, questo piano a Venezia purtroppo manca da qualche anno e ciò per evidente incapacità del management societario.
L’amministrazione comunale potrebbe tuttavia “sanzionare” la società applicando la penale prevista nel contratto con cui è stato, appunto, affidato, in house, a Ve.La. il servizio pubblico di “promozione turistica e culturale della città di Venezia”.

Rosa Salva e Brugnaro CON SCRITTAEd è proprio quel che ha chiesto il M5S, con una specifica interpellanza presentata dal capogruppo in municipio, Davide Scano, il quale ha dichiarato: «è incredibile come, dentro Ve.La., tutti si occupino di marketing e comunicazione ma nessuno è riuscito a preparare “il Piano industriale per la gestione del servizio di promozione turistica”, come pure il “Piano di valorizzazione del Marchio della Città di Venezia” per gli anni 2014, 2015 e 2016, tutti obblighi previsti nel Disciplinare firmato. Forse sarebbe il caso che qualcuno (l’Amministratore Unico o il Direttore Generale o ancora il Direttore della Comunicazione ed Eventi) si trovassero un’altra occupazione».

Nel testo del documento, si chiede poi all’assessore al Turismo se, visto il danno economico prodotto, non sia opportuno inviare tutta la documentazione sulla gestione del Marchio alla competente Procura della Corte dei Conti.
Naturalmente, se gli impavidi fucsia difenderanno lo status quo, come spesso fanno, manderemo noi una bella PEC ai giudici contabili.

 

Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle
Comune di Venezia

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