Ve.La. alla deriva (parte 1ª): opacità nella rete di vendita

Con quello di oggi, cominciamo un ciclo di articoli dedicati alle molteplici attività di Ve.La. S.p.A., società controllata dal Comune di Venezia, attraverso la capogruppo AVM S.p.A. Essa è passata dal gestire le sole biglietterie del Trasporto Pubblico Locale (bus e vaporetti) alla gestione della “promozione turistica e culturale della città di Venezia” che, vedremo, significa un sacco di cose e, da ultimo, al servizio d’informazione e accoglienza turistica, dapprima svolto dall’ex APT.

Biglietto IMOB fronte e retroCon un’interrogazione presentata a ottobre scorso, il capogruppo M5S Davide Scano ha messo il naso sul primo settore, cioè quello della vendita dei biglietti del TPL che, com’è noto, avviene in vari modi: punti vendita propri (P.le Roma, P.le Cialdini, imbarcaderi di Rialto, Lido, ecc.), macchinette automatiche ed una rete di rivenditori autorizzati (edicole e tabaccherie soprattutto).

E’ interesse generale dei cittadini (residenti, pendolari e turisti), ovviamente, quello di poter usufruire del più ampio sistema di vendita, al fine di non trovarsi mai senza biglietto in tasca.

Purtroppo, partendo dal caso di una commerciante di Mestre, abbiamo verificato che il sistema di scelta dei rivenditori è totalmente discrezionale: né il contratto di servizio col Comune né il sito di AVM pubblicano infatti i criteri con cui un negoziante può diventare rivenditore autorizzato e quindi, visto il periodo di crisi, arrotondare un po’ gli incassi.
Tale circostanza è stata confermata anche dall’assessore alla Mobilità in quale, rispondendo all’interrogazione, ha confermato che vi sono vari criteri di valutazione (la domanda di TPL espressa da un certo quartiere, il numero di rivendite già presenti, eventuali segnalazioni da parte dell’utenza) ma, sostanzialmente, le maglie son talmente larghe che Ve.La. può fare (e fa) quel che vuole.
E la storia dell’edicolante che ci ha contattato è, a tal proposito, emblematica:

  1. da luglio 2013 a giugno 2016 richiede più volte di essere abilitata ma riceve sempre risposta negativa perché “nell’area di suo interesse, non si sono evidenziate esigenze relative all’apertura di un ulteriore punto vendita”;
  2. nell’estate scorsa, finalmente, la svolta con la firma del contratto di concessione per 3 anni (in realtà, la situazione “commerciale” nell’area non era affatto cambiata);
  3. neanche due mesi dopo, il D.G. di Ve.La., il dott. Vincenzo MONACO, le invia una raccomandata con la risoluzione del contratto, non motivata in alcun modo. Dunque, arbitrarietà totale e con costi a proprio carico, per il terminale IMOB occorre infatti una linea internet dedicata e una fidejussione bancaria anticipata da 3.000 euro della durata di 40 mesi, anche se la concessione ne dura solo 36 (!);
  4. anziché far causa, almeno per i danni, la commerciante ha scritto a Ve.La. per chiedere chiarimenti, non ricevendo alcuna risposta.
    Poi si è recata dall’assessore il quale, da buon politico, l’ha rassicurata richiamando i vertici di AVM e Ve.La. a correggere la situazione “incresciosa”;
  5. ad oggi, marzo 2017, non è successo niente: il terminale IMOB e i biglietti non sono ancora tornati nel negozio e, anche se tornassero, la commerciante dovrà rifare la pratica ex novo con nuove spese.
Gli interni del tram rosso della Translohr

Gli interni del tram rosso della Translohr

Insomma, una situazione kafkiana specie se si pensa che il gruppo AVM conta, complessivamente, ben 20 dirigenti per un costo aziendale di circa 3,5 milioni di euro. Ebbene, se questi sono i loro risultati, allora forse più di qualcuno dovrebbe trovarsi un altro lavoro!

Con l’interrogazione, abbiamo fatto anche delle proposte per migliorare il servizio tra cui:

  • l’indizione di bandi di gara per la scelta dei concessionari, in una determinata area e per un certo numero di anni, onde evitare favoritismi e precludere il servizio a nuovi esercizi commerciali;
  • riconoscimento di un aggio più elevato ai concessionari (abbassato nel 2014 dal Commissario) al fine di incoraggiare le vendite, parificandolo almeno alla provvigione percentuale riconosciuta ai dipendenti ACTV per la vendita di ticket a bordo.

Speriamo non restino solo “parole al vento” di fronte alla crescente arroganza fucsia.

 

Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle
Comune di Venezia

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  1 comment for “Ve.La. alla deriva (parte 1ª): opacità nella rete di vendita

  1. Paolo Lanapoppi
    5 marzo 2017 at 18:08

    Bravissimi, grazie per l’ottimo lavoro!

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