Niente MES alla Cina: non è un’economia di mercato

L’11 dicembre 2016 la Commissione europea dovrà decidere se concedere o meno alla Cina lo status di “economia di mercato”. Tale riconoscimento avrebbe ricadute negative per le economie a vocazione industriale in quanto non consentirebbe più di avviare indagini anti dumping e, se opportuno, applicare dazi a tutela delle merci danneggiate dalla concorrenza sleale.

Se n’è parlato venerdì 21 ottobre 2016, nel corso dell’evento tenutosi nella sala congressi dell’Hotel dei Pini a Mestre, organizzato dal meet-up locale di ‘Grillivenezia’.

Hanno partecipato l’eurodeputato, portavoce del M5S, David Borrelli, copresidente del Gruppo “Europa della Libertà e della Democrazia Diretta” al Parlamento europeo e membro delle commissioni ITRE (Industria, Ricerca e Energia) e INTA (Commercio Internazionale), e la consigliera portavoce del Consiglio comunale di Venezia Elena La Rocca.

L’incontro, condotto dall’attivista M5S Beatrice Ippolito, ha visto una buona partecipazione di pubblico e la presenza di numerosi imprenditori interessati al tema.

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L’eurodeputato Borrelli ha illustrato gli impatti, le conseguenze economiche e i possibili scenari che conseguirebbero all’eventuale concessione dello status di economia di mercato alla Cina. “Tale riconoscimento”, ha detto, accompagnando la sua relazione con slide contenenti grafici, statistiche e procedure anti-dumping, “avrebbe conseguenze drammatiche per i paesi con economie prevalentemente industriali e di trasformazione, specialmente nei settori della metallurgia, del tessile e della ceramica già vulnerabili.

Questi settori non avrebbero più la tutela dei dazi anti dumping e, non potendo reggere la concorrenza di produzioni cinesi, sussidiate dallo stato che interviene anche nella formazione dei prezzi e favorite da pratiche commerciali non sempre corrette, crollerebbero”.

L’Italia sarebbe uno dei paesi più esposti. E il Veneto non sarebbe da meno, con tutte quelle sue eccellenze produttive di piccole e medie dimensioni, spesso dotate di tecnologie e know-how invidiabili, molto appetibili per i cinesi.

L’istituto di ricerca europeo, Economic Policy Institute, paventa la perdita di 3,8 milioni di posti di lavoro in tutta Europa con una riduzione di PIL del 2%.

Per evitare quello che si prospetta essere un disastro sul piano economico e far pervenire alla Commissione europea l’opinione dei cittadini, il M5S ha promosso una consultazione online in varie lingue, con domande semplici e risposte aperte, cui partecipano ben 19 stati membri.

Tutti possono partecipare registrandosi, fino al 30 novembre, all’indirizzo:

http://www.meschinawhynot.eu/index.php?&l=it

L’intento è di raccogliere le opinioni e i suggerimenti dei cittadini europei.

I primi dati sui rispondenti – 6092 risposte in due mesi – hanno evidenziato una netta prevalenza di pareri contrari: il 91, 13%  dei rispondenti si dice contrario al riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina. La Commissione europea è avvertita e non potrà non tenerne conto al momento di decidere.

Gruppo Consiliare M5S

 

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