Masterplan della stazione: M5S sfida Brugnaro al cambiamento

Alzi la mano chi non vorrebbe riqualificare e migliorare l’aspetto (degradante) della stazione di Mestre!
Probabilmente tutti, occorre però chiarirsi sull’espressione “riqualificare”, termine ormai abusato in urbanistica.

Immagine Masterplan della stazione di Mestre

Il Masterplan della stazione ferroviaria di Mestre (ultima versione, con cubature già ridotte rispetto al 2010)

Per le precedenti amministrazioni infatti, guidate da Cacciari e Orsoni, il “masterplan” della stazione ferroviaria non era altro che una banale valanga di cemento armato, vetro e mattoni su tutta l’asta che va da via Ca’ Marcello sino a via Trento e oltre: circa 330 mila metri cubi di alberghi, uffici, superfici commerciali ed appartamenti. Il solito mix, insomma, trito e ritrito.
Soltanto l’hotel nuovo, previsto al posto del vecchio edificio delle Poste, dovrebbe riversare 400 camere d’albergo nel mercato già iper-saturo degli alberghi low cost per comitive. E dove si pensa di mettere gli autobus turistici aggiuntivi che ne deriverebbero se già oggi non c’è posto sufficiente per taxi, polizia ferroviaria, car-sharing ed il normale parking “mordi & fuggi”?
Alcune decisioni prese in passato hanno, del resto, già peggiorato di molto la situazione:

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    Un giovane viaggiatore che si gode tutti i comfort di una stazione moderna ed appena rifatta

    Grandi Stazioni S.p.A. sta compiendo un restyling della stazione ma, nel fare questo, ha sacrificato la sala d’attesa e qualsiasi panchina o posto a sedere al suo interno, col risultato che le persone in attesa si siedono per terra, accampati come capita (su questo, ovviamente, Cacciari & Co. non hanno proferito parola);

  • nel 2013, su proposta dell’allora assessore al Patrimonio Maggioni (PD), è stata data in concessione semi-gratuita, per 9 anni, l’area a parcheggio “veloce” davanti all’hotel Bologna per esser trasformata in una sorta di aiuola a servizio dell’albergo stesso. Si sono persi così 6 posti auto preziosissimi per averne quattro altrove, lungo via Piave che, per la verità, AVM avrebbe potuto ricavare ugualmente (senza il suggerimento del privato “molto interessato”);
  • nel 2011 il consiglio comunale ha approvato una modifica delle norme tecniche del PRG finalizzata a stravolgere l’art. 60 delle NTSA, dedicato agli “Impianti ferroviari”, per consentire accanto ai tradizionali usi (“…le strutture tecniche di pertinenza e funzionali dell’impianto ferroviario quali: uffici per la gestione ferroviaria con parcheggio per autoveicoli di pertinenza, spazi per la manovra, la sosta ed il transito dei convogli ed il caricamento, il trasporto su ferro di persone o cose, servizi per il personale residente di transito e per quello adibito alla pubblica sicurezza ed al soccorso, attrezzature tecnologiche, officine per la manutenzione dei mezzi, depositi, strutture per il tempo libero dopolavoristico) anche i seguenti: “…servizi pubblici e privati, luoghi d’arte e di cultura, strutture di accoglienza, alberghi, attività commerciali, edifici congressuali e direzionali destinati a funzioni pubbliche e private e parcheggi”. Naturalmente con l’obbiettivo, si legge in delibera, di “…di offrire la migliore offerta quantitativa e qualitativa dei servizi offerti ai viaggiatori ed agli utenti” (la qualità di non trovare un posto a sedere nell’attesa, spesso snervante, del treno). Il M5S si è opposto al tempo ma senza successo;
  • sul versante opposto della stazione, quello di Marghera, è previsto un altro maxi intervento nell’area verde accanto al quartiere Cita: altri 135 mila metri cubi destinati, per lo più, ad alberghi e spazi commerciali. Effettivamente, Panorama e Nave de Vero sono lontani!

Riassume così la faccenda il nostro consigliere comunale, Davide Scano: «la situazione urbanistica è stata fortemente compromessa dai “sinistri”, negli ultimi 23 anni, ed è incoraggiante che il Sindaco voglia vederci più chiaro.
Il fatto che Ferrazzi si agiti conferma che Brugnaro è sulla buona strada.
Noi però lo sfidiamo a fare di più, ad avere il coraggio di prendere decisioni forti e in controtendenza e cioè stralciare parzialmente il piano, riducendo del 70% le previsioni edilizie lì e in tutta Mestre, privilegiando la qualità urbana alla quantità. Gli investimenti nuovi, sia chiaro, sono benvoluti, specie se non alberghieri e commerciali di cui Mestre e Marghera già abbondano, ma debbono essere spinti verso le aree di Porto Marghera, del Lido ed isole minori della laguna».

Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle
Comune di Venezia

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