Navigazione pulita: perché non a Venezia?

Come sarebbe Venezia se il Canal Grande, anziché essere attraversato da vaporetti e battelli rumorosi e vetusti che inquinano e da rombanti motoscafi incuranti delle onde che sollevano e dell’ossido di carbonio che emettono, fosse navigato invece da imbarcazioni elettriche alimentate da cellule fotovoltaiche? Imbarcazioni che potrebbero scivolare sull’acqua senza sbuffare in aria neri fumi e senza far onde. Di che colore sarebbe l’acqua? E il cielo? E l’aria?
Tutta una fantasia? Non proprio.

planet_solar_boatNel pomeriggio di sabato 15 novembre, alcuni attivisti M5S di Venezia, Saonara e Musile, insieme a pochi altri amici, tutti interessati ai temi dell’utilizzo dell’energia da fonti rinnovabili, sono saliti a bordo per visitare il catamarano Planetsolar ormeggiato presso il Marina, il porticciolo dell’isola della Certosa. Ad accogliere il gruppo c’era lo stesso Alberto Sonino, direttore responsabile di Vento di Venezia S.r.l., e l’operatrice responsabile Giulia Mengardo.
Il catamarano è stata la prima imbarcazione al mondo capace di compiere una traversata transatlantica, utilizzando esclusivamente energia solare. La superficie di coperta, pari a 512 metri quadri, è infatti interamente sormontata da 29.124 cellule fotovoltaiche sistemate in sovrapposizione nelle parti dorsali. Durante la navigazione i pannelli superiori, azionati manualmente, vengono disposti in continuità con quelli inferiori formando, in piena estensione, le ali dello scafo. L’energia prodotta dalle cellule immagazzinata in 8,5 tonnellate di batterie al litio, alimenta due motori da 60 KW, per una potenza massima di 120 KW.
Senza bruciare carburanti quindi, senza emettere CO2, e senza produrre alcun moto ondoso.
L’energia del sole ha permesso all’imbarcazione lunga 35 metri, larga 23 e alta 6,5 metri, di navigare per ben 584 giorni, percorrere 60.000 chilometri alla velocità media di 5 nodi (circa 9,25 km/h), fino ad un massimo di 14 nodi (26 km/h), e toccare 28 paesi in totale autonomia.

Non sarebbe meraviglioso allora poter convertire la tecnologia di questa barca per un uso civile e mostrare così che una navigazione pulita, sostenibile e senza moto ondoso è possibile con gli opportuni adattamenti?
Quanto meglio starebbe Venezia se i suoi canali fossero solcati da barche elettriche invece che a motore, e i vaporetti avessero i tetti ricoperti da pannelli fotovoltaici?
E in una Venezia di questo tipo, moderna e sostenibile, potrebbe starci pure un bel servizio di boat sharing. Un aiuto concreto a tutti i veneziani per quei piccoli trasporti di persone o cose che spesso si è costretti a fare pagando uno sproposito o chiedendo a qualche amico di prestarti la barca.

Gli attivisti M5S in visita all'isola della Certosa

Gli attivisti M5S in visita all’isola della Certosa

Alberto Sonino non ha dubbi su questo e si appassiona illustrando agli attivisti la sua idea di progetto: creare una piazzola con 10 ormeggi per un parco mezzi di una ventina di piccole imbarcazioni elettriche, alimentate a batterie di litio per un’autonomia di 6 ore di navigazione e un investimento complessivo di 200 mila euro.
Con 18 euro l’ora una famigliola di quattro persone potrebbe godersi una domenica in barca, magari ormeggiando nella vicina isola delle Vignole, senza doversi sobbarcare i costi di acquisto e manutenzione d’una barca. E col vantaggio di sostenere le attività economiche e gli insediamenti abitativi dell’isola vicina. Se poi le amministrazioni pubbliche s’impegnassero a sviluppare e a dotare Venezia e le isole di banda larga e, a garantire un servizio di trasporto pubblico regolare, forse questo aiuterebbe a rivitalizzare le isole stesse, rendendo possibili nuovi insediamenti, nuove imprese e relativi posti di lavoro.
Vento di Venezia S.r.l. nasce proprio per questo: recuperare, rivitalizzare e rifunzionalizzare un isola dismessa destinata al degrado e all’abbandono, riguadagnandola all’uso cittadino, a un turismo sostenibile ed a basso impatto ambientale.
Attraverso un partenariato pubblico-privato con il Comune di Venezia, la società intende creare un parco conservativo delle essenze tipiche del luogo, aperto al pubblico e dotato di percorsi e aree attrezzate, avviare a recupero i resti del chiostro dell’antico monastero certosino con le sue coltivazioni orticole e vinicole di tradizione, ripristinare con nuovi edifici il preesistente insediamento. Ma mentre il Parco della Certosa è ancora di là da venire, soggetto ad interventi di bonifica di fitobiodegradabilità, quel che esiste è il Polo Nautico, un centro di servizi per la nautica con un piccolo porto turistico per 300 barche a vela e a motore e alcuni spazi di ormeggio gratuito, un cantiere per barche tradizionali veneziane e attività di manutenzione, assistenza tecnica e meccanica, una struttura alberghiera e di ristorazione dotata di una ventina di stanze, un bar e una scuola nautica per la formazione e la promozione di sport nautici.
E mentre ci si può immaginare il risuonare delle voci e dei passi di un isola che torna a vivere, illuminata da energie generate da fonti rinnovabili e edifici efficienti, dopo aver ringraziato per l’accoglienza ricevuta, il rinfresco di benvenuto, la visita guidata, la mostra, le spiegazioni, gli attivisti M5S si avviano verso la passerella che porta al vaporetto.
A che punto saranno i lavori di recupero? E chi paga? E quanto? E il Comune controlla?
Hanno detto che il Parco aprirà a primavera…il gruppo si ripromette di ritornare per controllare che sia vero.

Gruppo di Lavoro AMBIENTE, ENERGIA & RIFIUTI
Movimento 5 Stelle – Comune di Venezia

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