Il Casinò di Venezia “maglia nera” delle partecipate? Una mistificazione!

Che non sia il caso di comprare, a Ca' Noghera, qualche libro che spieghi come si devono comportare i bravi amministratori ed i bravi soci di una S.p.A.?

Che non sia il caso di comprare, a Ca’ Noghera, qualche libro che spieghi come si devono comportare i bravi amministratori ed i bravi soci di una S.p.A.?

ll recente infortunio occorso alle società del Casinò di Venezia, che si sono viste apostrofare recentemente come “maglia nera” delle partecipate italiane non è casuale: è l’ennesima riprova dell’incapacità, di chi ha governato il Comune per vent’anni di programmare, gestire e riportare a bilancio i risultati.
Per scelta dell’amministrazione il Casinò è stato infatti gestito come una società commerciale, interamente partecipata dall’ente locale: e son proprio norme basilari di questo “statuto” che la stessa partecipata e il Comune non hanno rispettato. Insomma si poteva scegliere anche la gestione diretta ma se scelgo il modello societario, il mondo esterno si attende che rispetti quelle regole che valgono per tutte le società per azioni.
E, beninteso, non si tratta di piccole violazioni dato che l’inosservanza riguarda norme basilari del diritto societario e del diritto amministrativo, riconosciute nel nostro ordinamento da decenni o, addirittura, da secoli. Vediamole:

Divieto di compenso di partite
L’esposizione a bilancio della sola quota di ricavi di competenza del Casinò, detratta la quota corrisposta al Comune in forza del contratto di servizio, e non dell’intero fatturato realizzato dall’impresa Casinò, viola il divieto di compenso di partite di cui all’articolo 2423 ter del codice civile. La lettura del bilancio può trarre quindi in errore. Ad esempio, nel 2010 i ricavi registrati sono 78 milioni ma il fatturato reale è stato pari a quasi 173 milioni.

Divieto di distribuzione degli utili non conseguiti
A prescindere dalla veste giuridica, l’analisi rivela che per un certo numero di anni le risorse finanziarie prelevate a vario titolo dal Comune sono state ben superiori agli utili conseguiti. Questo comportamento, oltre a creare notevoli problemi al Casinò, è in sostanziale violazione del divieto, punito penalmente, di distribuzione di utili non effettivamente conseguiti di cui all’articolo 2627 del codice civile.
In pratica – spiega il parlamentare M5S Marco Da Villa, presentatore di un’interrogazione sul tema al Ministro dell’Internoil Comune ha utilizzato la società come un bancomat, prelevando somme maggiori rispetto agli utili effettivamente realizzati. Ad esempio, nel 2010, l’azienda Casinò, senza tener conto delle pretese del socio azionista, avrebbe prodotto circa 70 milioni di utile ma nel bilancio appare invece che il Comune ha prelevato, in base al Contratto di Servizio, ben 95 milioni di euro.

Principio della prudenza
Iscrivendo nel bilancio di previsione delle poste calcolate su previsioni di fatturato, anziché su utili realmente conseguiti, il Comune ha violato, nella parte Entrata, il principio contabile della prudenza, che riguarda la contabilità finanziaria degli Enti locali. Il Comune cioè non ha, per quanto riguarda il Casinò, iscritto nel bilancio di previsione entrate propriamente certe perché il Casinò e la sua gestione hanno fatto finora parte, a tutti gli effetti, del patrimonio del Comune.

Se i bilanci del Casinò di Venezia fossero stati scritti in arabo sarebbero stati più chiari per il commissario alla Spending Review, dott. Carlo Cottarelli

Se i bilanci del Casinò di Venezia fossero stati scritti in arabo, sarebbero stati forse più comprensibili per il commissario alla Spending Review, dott. Carlo Cottarelli

In conclusione, a poco servono i titoli ad effetto dei giornali e le smentite.
Il “rendiconto” sulla propria gestione è parte dei doveri di qualsiasi amministratore e se i bilanci hanno indotto in errore perfino il commissario Cottarelli, questa responsabilità non può che aggiungersi alle varie responsabilità gestionali di chi ha direttamente o indirettamente gestito il Casinò di Venezia negli ultimi 15 anni.

Gruppo di Lavoro BILANCIO E PARTECIPATE
Movimento 5 Stelle Comune di Venezia

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  1 comment for “Il Casinò di Venezia “maglia nera” delle partecipate? Una mistificazione!

  1. roberto buja
    30 agosto 2014 at 21:03

    Negli ultimi mesi, intanto, dopo che la Giunta Orsoni aveva lanciato un’asta per l’affidamento della concessione del servizio di gestione rimasta deserta, a Venezia al Casinò si è guardato molto spesso.
    Per gli scioperi dei dipendenti per i «tagli» agli stipendi. Ma anche, soprattutto nelle ultime settimane, per le novità che si profilano all’orizzonte.
    Da una parte infatti proprio nei giorni scorsi si è fatta sentire una cordata di imprenditori veneziani annunciando di essere pronta a fare un’offerta.
    Si tratta di piccoli e medi imprenditori della terraferma che operano nei settori del turismo e del commercio (la proposta è di un’apertura alla partecipazione di privati al 49%). Dall’altra perché il commissario straordinario di Venezia Vittorio Zappalorto che ha preso la guida del Comune dopo le dimissioni del sindaco Giorgio Orsoni che aveva iniziato a studiare una manovra da 4 milioni 25 mila euro di interventi sul personale, per non perdere la casa da gioco è tornato sull’argomento con una lettera aperta ai dipendenti comunali.

    Finora aveva parlato di riduzioni di una trentina di quadri (sui 230 attuali) e di tagli del 70% sulla retribuzione di risultato dei dipendenti. Nelle ultime ore, invece, nella lettera diffusa lunedì il commissario è tornato ad aprire sulla possibilità di cessione ai privati: «Non è da escludere che la gestione del Casinò a privati possa rientrare in futuro tra le possibili opzioni di questa gestione straordinaria», ha scritto.

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