Hanno votato l’assestamento a un bilancio dissestato

Articolo sull'assestamento di bilancio.doc

Pare che quest’anno sia l’anno buono, anzi quello cattivo, quello in cui il Comune di Venezia non rispetterà il Patto di Stabilità. Servono infatti un centinaio di milioni derivanti da improbabili vendite immobiliari, che non andranno mai in porto o che, se verranno attuate (grazie a segrete trattative private e molta finanza creativa), si tradurranno in svendite a prezzi stracciati a qualche salvatore dell’ultimo minuto, che sicuramente pretenderà che il favore venga ricambiato. Dobbiamo aspettare il 31 dicembre anche quest’anno? Ci saranno i soliti saldi di Capodanno?
Grazie a quale miracolo si pensa di vendere l’ex Ospedale al Mare del Lido per 50 o 60 milioni entro un mese? Intanto paghiamo lo sciagurato “affarone” della premiata ditta Cacciari-Spaziante: realizzare un nuovo Palazzo del Cinema al Lido, vendendo l’Ospedale al Mare agli amici di Est Capital. Vatti a fidare degli amici! Ora Est Capital ha risolto il contratto, per inadempimento del Comune, e si è fatta restituire 31 milioni e forse ne vorrà altri ancora per danni. Piove sul bagnato, ma a pagare saranno i cittadini veneziani, con le sanzioni del Patto di Stabilità e non gli amministratori responsabili di scelte scellerate.
Naturalmente si dirà che l’attuale Giunta Orsoni non c’entra, che si è trovata tra le mani la patata bollente del Patto di Stabilità, della crisi del Casinò, delle spese pazze del Vega e del ponte di Calatrava, dell’eterna costruzione della linea del tram, e via dicendo.
Come se si volesse far credere ai cittadini che gli attuali amministratori sono appena giunti da un altro pianeta, come se all’epoca delle giunte di Cacciari e Costa fossero da un altra parte, in un’altra città, dove non si occupavano di politica. E invece ci sono dentro con tutti e due i piedi.
Perché il Patto di Stabilità c’è tutti gli anni, bisogna prenderne atto. Occorre ridurre le spese correnti, come ripetono continuamente i revisori dei conti. E invece questi amministratori comunali un anno svendono le azioni della SAVE, l’anno dopo provano a dar via il Casinò, e poi ci provano pure con le vendite immobiliari e le “valorizzazioni”, senza mai trovare un compratore, perché il mercato immobiliare è in crisi. Che poi, diciamocelo, le vendite servono per coprire situazioni straordinarie, non si può vendere il patrimonio all’infinito, perché a un certo punto ci si ritrova con le tasche vuote e con i problemi di spesa ancora irrisolti.
E le svendite potrebbero essere inutili, perché mancano pure 27 milioni di vecchi finanziamenti da parte della Regione Veneto.

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Nonostante tutto questo, pare che non si voglia rinunciare a nessuna delle grandi e mirabolanti opere del Comune di Venezia, come l’ennesimo rifacimento di Piazzale Roma (con le varie opere quasi 5 milioni di euro), o un “palazzetto del Cinema” ridotto rispetto al progetto iniziale, o al mega-parcheggio di Piazza barche da 400 posti (19 milioni di euro).

Quest’ultimo, ad esempio, è proprio un’opera indispensabile? Ma non dobbiamo cercare di rispettare il Patto di Stabilità? Sì, ma l’assessore al Bilancio, Simionato (PD), si giustifica dicendo che per quest’opera ci sarà un contributo regionale. Ma non abbiamo appena detto che la Regione non mantiene le promesse? Non versa i soldi che il Comune attende da tempo e gliene chiediamo degli altri?
Tanto più che il contributo regionale coprirebbe solo una minima parte dei costi dell’opera, il resto lo mettiamo noi. È la stessa storia del tram: c’è stato sì un contributo statale ma la spesa è passata dagli originari 127,5 milioni di euro (appalto dell’opera nel 2004) a ben 207,3 milioni (terzo atto aggiuntivo alla Convenzione) ed il contributo copre solo un terzo del costo complessivo, il resto sono soldi dei cittadini veneziani! Dobbiamo finirla con la scusa di dire che se c’è un contributo dobbiamo realizzare un’opera che non è indispensabile. Opere inutili od opere che si possono rinviare. La scusa del “contributo” non regge più.
E che dire del recente caso del restauro della Scuola Grande della Misericordia, in cui il Comune si “dimentica” di far pagare la penale a un privato inadempiente? Ma al Comune i soldi servono oppure no? Anzi, voleva pure garantire il prestito da lui preso in banca con una bella fideiussione (così, se il privato non avesse rimborsato la somma, avrebbe pagato il Comune, cioè sempre noi) ma, fortunatamente, il M5S ha rovinato loro la festa facendo ritirare la delibera.
Altro esempio: nella “relazione sul permanere degli equilibri 2013” a pagina 5, dove si parla dei mancati introiti dell’Imposta di Soggiorno, testualmente si scrive: “saranno, inoltre, intensificati i controlli da parte della Polizia Municipale”. Strano. L’anno scorso i controlli della Polizia Municipale erano svolti da 3 operatori mentre quest’anno è rimasto un solo operatore, uno solo! Ci si accorge però solo adesso, a fine novembre, che i controlli dovevano essere rafforzati?

Questi sono solo alcuni esempi di come manchi una seria programmazione della spesa. Certo, i balletti dello Stato sull’IMU e sui fondi da destinare ai Comuni non aiutano. Però non possono essere la scusa per piagnucolare e lamentarsi solo delle colpe degli altri, o per andare a Roma a batter cassa. Bisogna prendere coscienza anche delle proprie responsabilità. Se lo Stato o la Regione si dimostrano poco affidabili, dobbiamo stare ancora più attenti, quando affrontiamo un nuovo progetto. Aspettare di finire quello che abbiamo già in ballo, quello che stiamo già costruendo, prima di pensare a nuove opere.
Noi del M5S, ogni anno, proviamo a suggerire dei tagli alle spese di bilancio, per destinare le somme risparmiate all’ammortamento dei mutui, ma puntualmente vengono respinti quasi tutti i nostri emendamenti, tranne poche briciole. Ci dicono a volte che sono progetti per i quali ci sono dei contratti già stipulati. Ma, viene da chiedersi, non potevamo stipulare questi contratti una volta sanate le finanze comunali? Per esempio, serviva proprio realizzare a Venezia una nuova porzione di museo, il Museo del Profumo, costato 300 mila euro? Non bastavano per ora i musei esistenti? Non potevamo dedicare quelle somme, per esempio, alle politiche per l’infanzia e l’adolescenza?
Per tutti questi motivi, sabato 30 novembre, il M5S di Venezia ha votato contro la delibera di assestamento di bilancio.

 

Gruppo di Lavoro BILANCIO E PARTECIPATE
MoVimento 5 stelle di Venezia

 

 

  2 comments for “Hanno votato l’assestamento a un bilancio dissestato

  1. Luisa
    16 Dicembre 2013 at 00:40

    L’altro giorno in un’intervista Zaia ha affermato di spendere un sacco di soldi in contributi per gli asili privati, perchè mancano quelli pubblici. Ma invece di dare contributi perchè non costruiscono asili pubblici? Gli asili sono comunali, non statali. Chi deve aprirli? Lo Stato o i Comuni?

  2. roberto buja
    16 Dicembre 2013 at 18:08

    Gli asili (bambini da 6mesi a tre anni),qui nel comune di Venezia,hanno gestione sia comunale e statale.
    Le graduatorie degli aventi diritto di norma sono predisposte dagli uffici comunali.
    Anche il personale(ausiliario,maestre ect )sono stipendiati dall’AMES(azienda Comunale) e dal Ministero della Pubblica Istruzione.
    Le scuole materne d’infanzia comprendono bambini da 3 a 6 anni ,e anche qui la gestione è doppia.
    Comunque lo Stato Italiano e la regione Veneto non costruiscono nuovi asili o scuole materne..
    Solo il Comune di Venezia negli ultimi anni ha realizzato nuovi asili a Carpenedo,Trivignano,Chirignago,Mestrecentro.

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