Le nomine nelle Partecipate: le astuzie dell’amministrazione e gli stipendi dei manager

Cos’hanno in comune il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il direttore generale di CMV S.p.A. Vittorio Ravà? A prima vista non molto. Però entrambi percepiscono uno stipendio di più di 300.000 euro. E a fornire il dato è una fonte autorevolissima: il Sindaco del Comune di Venezia prof. Giorgio Orsoni.

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama

Il suo stipendio è di 302.000 euro l’anno

 


L’Amministratore delegato di CMV S.p.A. Vittorio Ravà

Fino al 24 giugno 2013 il suo stipendio è stato

di 304.000 euro l’anno

 

Il 22 luglio Il Sindaco ha risposto alla nostra interrogazione del 30 maggio sulle nomine nelle partecipate, fornendo alcuni elementi interessanti.

“Un risultato l’abbiamo ottenuto” dichiara Gianluigi Placella “sono stati eliminati molti doppi incarichi. Prima della nostra denuncia si usava sommare all’incarico di amministratore delegato quello di direttore generale. Ora le cose sono cambiate: gli amministratori delegati che erano anche direttori generali non sono stati riconfermati. Questo significa che da giugno Andrea Razzini (Veritas), Vittorio Ravà (Casinò), Antonio Stifanelli (PMV) sono costretti ad accontentarsi di una sola poltrona ”.

Poi l’amministrazione ha ammesso candidamente di aver conferito gli incarichi di Marcello Panettoni, Giovanni Seno e Piero Rosa Salva il 3 maggio. Se avessero aspettato un altro giorno sarebbero scattate le inconferibilità previste dal D.lgs. 39/2013, entrate in vigore proprio il 4 maggio. “È un comportamento incredibile, una chiara elusione delle regole” sostiene il Capogruppo 5 stelle “A noi interessa la sostanza, non la forma, e la sostanza è che hanno fatto le corse per poter confermare gli incarichi ai soliti noti. La cosa peggiore” conclude Placella “è che così perde di credibilità tutta l’amministrazione. Se il Comune è il primo a eludere le regole, come potrà pretendere che i cittadini le rispettino? ”.

Veniamo ai dati sugli stipendi  e sui contratti dei nostri manager.

Nel 2012 Vittorio Ravà ha percepito 250.000 euro come direttore generale del Casinò, più 54.000 come amministratore delegato. In totale 304.000 euro l’anno. “Il presidente degli Stati Uniti, al cambio attuale, guadagna 302.000 euro…ma volete mettere le responsabilità del dott. Ravà?”  dichiara Placella, con ironia amara.

Sia nel 2011 che nel 2012 il compenso di Vittorio Ravà pare poi aver ecceduto quello del Primo Presidente della Corte di Cassazione, che dovrebbe essere il tetto massimo per chiunque riceva emolumenti a carico delle finanze pubbliche (art. 3 comma 44 della L. 244/2007). Questo tetto infatti era pari a € 293.658 nel 2011 e ad € 302.937,12 nel 2012, e Ravà coi suoi 304.000 euro dovrebbe averlo superato in entrambi gli anni.

“Mi incuriosisce la disparità del trattamento economico del dott. Ravà rispetto agli altri manager” continua il capogruppo 5 stelle. Andrea Razzini, infatti, ha guadagnato nel 2012 “solo” 170.000 euro per guidare il gruppo Veritas, mentre Giovanni Seno percepirà “solamente” 135.000 euro più un massimo di 27.000 euro di premi per il delicatissimo incarico di dirigere il gruppo AVM in questi tempi di crisi. “Sarei curioso di sapere perché l’Amministrazione valuti così tanto l’attività di Vittorio Ravà” conclude Gianluigi Placella.

Interessanti anche le informazioni trasmesse sul conto di Andrea Razzini.

Questi è stato assunto come vice-direttore generale di Veritas (allora Vesta) il 6/6/2005, e poi riconfermato il 2/2/2006, pare con contratto a tempo indeterminato. Il dato curioso è che nel momento della sua “riconferma” come Direttore Generale, Razzini era già stato nominato Amministratore Delegato (15/07/2005). Che questo possa aver influito sulla sua assunzione come direttore generale a tempo indeterminato, con uno stipendio di 150.000 euro l’anno più i premi?

G.d.L. BILANCIO E PARTECIPATE – MoVimento 5 Stelle di Venezia

 

Rassegna stampa:

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  4 comments for “Le nomine nelle Partecipate: le astuzie dell’amministrazione e gli stipendi dei manager

  1. BASTA ITALIA
    17 agosto 2013 at 11:38

    Ormai non si meraviglia quasi più nessuno di questi casi che ci rendono ridicoli e incapaci agli occhi del mondo per non dir di peggio.
    E’ l’ ulteriore conferma (se ce ne fosse ancora bisogno) che l’ italia non si cambia, neanche con il massimo impegno.
    L’ ultima possibilità LEGALE PACIFICA DEMOCRATICA che ci resta è quella di creare un nuovo stato in poco tempo esercitando uno dei più basilari diritti delle norme internazionali: L’ AUTODETERMINAZIONE del popolo Veneto (REFERENDUM per l’indipendenza del Veneto).
    Facendo ciò diviene possibile rinegoziare tutto con tutti in modo efficiente non avendo più la solita burocrazia centralista romana che ci costringe al fallimento in ogni campo.
    Visto che è ormai chiaro a tutti (sfido chiunque a dimostrare il contrario) che il cambiamento in italia non è fattibile con tempi “umani”,
    dopo aver provato e riprovato per decenni a cambiare qualcosa visti i risultati perchè continuare ancora sprecando le nostre risorse inutilmente?
    Perchè non provar a imboccare la via più breve e rapida per uscire da questa situazione da ormai troppo tempo stagnante?
    IL MOVIMENTO 5 STELLE AVENDO NELLE SUE BASI LA DEMOCRAZIA DIRETTA SI DEVE ATTIVARE PER CONSENTIRE AL POPOLO VENETO DI ESPRIMERSI SULLA PROPRIA AUTODETERMINAZIONE.

  2. Giulio Bornacin
    20 settembre 2013 at 18:37

    Sono molto d’accordo con una battaglia rigorosa contro le clientele nelle municipalizzate.
    La situazione attuale rende infatti credibile che privato sia meglio di pubblico. Non credo che in assoluto sia così, credo che in servizi fondamentali il liberismo non dia adeguate garanzie. In altre realtà penso invece che la concorrenza ed il mercato, se regolamentati e controllati, favoriscano l’innovazione e l’evoluzione.

    Inoltre le clientele uccidono il merito e le capacità. Rendono poco credibile per i giovani ed i ragazzi e per tutti che lo studio, la tenacia e la volontà siano veicoli per il lavoro e la mobilità sociale.

    Stipendi di quel tipo, sono inoltre un insulto a chi lavora con serietà e una delle cause dei deficit delle amministrazioni e dello stato in generale.

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