Fare cassa o fare tesoro ?

Un’anacronistico allargamento della periferia

La questione del così detto Quadrante di Tessera ci rimanda ad una riflessione importante su uno dei problemi fondamentali oggi a livello planetario; il cambiamento climatico e l’uso sostenibile del territorio. Dopo anni di resistenze dettate da pressioni economiche gigantesche oggi finalmente a livello mondiale si è capito che l’unica strada percorribile è cercare di pensare allo sviluppo economico e sociale non in contrasto ma bensì in virtù della tutela del territorio e dell’ambiente; ora sono d’accordo tutti almeno su questo principio, dagli USA alla Cina, dai paesi più ricchi e avanzati a quelli più poveri e in via di sviluppo.

Una della cause principali del surriscaldamento del pianeta oltre che di enormi disastri umani, ambientali ed economici, è l’urbanizzazione del territorio, ovvero la “pavimentazione” della natura. Il terreno naturale è drenante, lascia passare l’acqua, contiene e trattiene umidità, raffresca l’aria. Le pavimentazioni solide impediscono questo processo e questo è il motivo per cui tra il centro di una città qualsiasi e la campagna circostante oggi vi siano mediamente 3 – 5 gradi di differenza di temperatura. La miriade di queste addizioni contribuisce significativamente a provocare l’insostenibile surriscaldamento generale.

Per questo motivo in tutte le città europee, e recentemente anche in quelle americane, si sta pensando alla riqualificazione urbana a territorio zero, si costruisce nel costruito, si stanno facendo ricerche, progetti, e realizzazioni tutte mirate ad utilizzare il già urbanizzato in maniera più densa proprio per scongiurare qualsiasi inutile ulteriore urbanizzazione oltretutto irragionevole ed insostenibile anche dai punti di vista del costo energetico , dei trasporti e della manutenzione.

Densificare, ri-utilizzare, ri-naturalizzare sono oggi in Europa costanti condivise e praticate dello sviluppo urbano sostenibile contemporaneo. La competizione è nel farlo prima, meglio e in misura maggiore.
Al contrario nel territorio veneziano è stato proposto un programma edilizio a Tessera che prevede l’edificazione in un terreno vergine agricolo un’edificazione di 1.000.000 di metri cubi che corrisponde ad un’urbanizzazione e quindi “pavimentazione” di edifici, nuove strade e piazzali di parcheggio per almeno due milioni di metri quadrati. Questa cementificazione non è compensabile dalla piantumazione di nuovi alberi a fianco; è doveroso prevedere nuovi alberi ma devono compensare quello che abbiamo negli anni già costruito senza mai piantare un albero!

Il Comune di Milano ne sta prevedendo 500.000, Claudio Abbado simbolicamente ne ha chiesti altri 90.000 per tornare alla Scala, New York ha lanciato il programma MillionTreesNYC, anche Denver ha un programma di un milione di alberi, sempre indipendentemente dalle nuove urbanizzazioni.

Nel raggio di qualche chilometro tra Mestre e Marghera ci sono oggi migliaia di ettari di terreni già urbanizzati, cioè pavimentati, cablati, illuminati, serviti, che si possono/devono ri-utilizzare, bonificare, densificare e trasformare in città ricca di relazioni, vitale e complessa evitando ulteriori banali e insostenibili insediamenti monofunzionali dove comprare, ma dove non si vive.

Nella Venezia insulare si possono re-insediare 30.000 abitanti e migliaia di attività senza costruire un nuovo marciapiede. A Mestre e Marghera si possono insediare altri 50.000 abitanti e costruire centinaia di migliaia di metri quadrati commerciali e di servizi in strutture esistenti e nuove senza costruire una nuova strada !

Non si tratta di non fare, al contrario, ma è decisivo il cosa e il dove fare; si tratta comunque di costruire nei prossimi anni milioni di metri quadrati con investimenti di centinaia di milioni di euro, ma proprio perché le energie e le risorse sono enormi, si deve pensare di investire in qualità architettonica e qualità dello spazio urbano intervenendo dentro la città, facendo costruzione e innovazione della città nella città per trasformare quello che c’è già in una straordinaria metropoli sostenibile anzichè in una città ancora più diffusa e dispersa e suburbana.

La vecchia prassi di fare cassa con la risorsa territorio oggi e in futuro sono culturalmente, ma anche economicamente, ambientalmente e socialmente improponibili, bisogna iniziare a fare tesoro del nostro territorio prezioso e della nostra cultura del costruire città. E’ un’occasione per aprire un grande dibattito sulla città e sul futuro.

Sergio Pascolo, Architetto e Docente di Composizione Architettonica, Laurea Magistrale in Architettura per la Sostenibilità Università Iuav di Venezia

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