Difendiamo i nostri piccoli!

Ho acquistato la settimana scorsa l'”Espresso” (quello con lo speciale sulla diossina). Durante il pregevole incontro organizzato sabato 13/12 scorso dal Comune di Venezia sulle malattie degenerative (si vedano i riferimenti sotto, sono scaricabili gli atti / i quaderni dell’evento), Valerio Gennaro (Istituto Tumori di Genova) mi aveva già anticipato questo dato terribile dell’incremento del 2% annuo delle patologie neoplastiche nei bambini. Tuttavia, leggendo il servizio, lo scenario che mi si è presentato mi ha davvero spaventato. Di fatto un po’ lo sappiamo già, e gli esperti da Genova e da Milano ce l’hanno illustrato con modelli di diffusione delle patologie correlati all’immissione locale di inquinanti (inceneritori, traffico elevato, centrali elettriche, qui da noi abbiamo una certa scelta nelle sorgenti emissive …). Ma forse l’Espresso è riuscito a metterlo in chiaro nella sua crudezza. Il rischio che corrono i nostri picccoli è troppo elevato. Siamo tutti corresponsabili. Sono sinceramente preoccupato. Mantenere questo sistema che genera patologie ed incrementa mortalità, per scaricarlo soprattutto sui nostri figli, e poi nascondersi dentro una nebbia di “non è dimostrato che” per bloccare i razionali, sistematici collegamenti tra causa ed effetto che ci distinguono dalle scimmie è >>>gravissimo<<<. Dobbiamo fare qualcosa. Non è pensabile avere apparati sanitari così sviluppati (e quindi ricadute economiche molto ampie – giusto o sbagliato che sia) e poi rimanere all’età della pietra quando si tratta di riconoscere le cause che sono dietro alle patologie che vengono curate. Le correlazioni causa-effetto si possono chiarire, è sufficiente raccogliere ed analizzare i dati. In primis, misurare e censire le fonti emissive (sensori fissi, sensori mobili, sensori a camino, misuratori per le diverse sostanze). Quindi, rilevare sistematicamente le patologie di affezione dei cittadini, mantenendo nelle indagini precise informazioni su: (a) contesto lavorativo e (b) localizzazione. Infine, dopo aver ricercato e/o verificato le correlazioni tra questi due elementi, effettuare precisi approfondimenti con esami di laboratorio per verificare le ipotesi che emergono. Sembra un ovvio modello di verifica sperimentale, ma di fatto viene applicato solo per delimitati contesti e per specifiche patologie (come rilevabile in alcune delle indagini epidemiologiche condotte nella nostra area). Sono necessarie indagini epidemiologiche ad ampio raggio ed a largo spettro, che siano poi messe in diretta correlazione con le informazioni in possesso delle reti dei medici di base, dei registri ospedalieri e dei registri tumori provinciali. Può sembrare ambizioso, ma gli strumenti informatici hanno costi irrisori e trattano enormi quantità di dati senza problemi, si tratta solo di rimuovere le (inaccettabili) barriere esistenti tra settori. Come quella, denunciata sabato 13/12 da Paolo Crosignano dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, che impedisce al registro tumori di acquisire i dati dell’Ulss 12, assolutamente paradossale. Scusate il grido d’allarme, il punto è che forse solo ora mi sono reso conto del rischio cui sottoponiamo i nostri figli mantenendo questa quantità e questa qualità di inquinanti. Non è tanto per noi adulti – noi siamo più resistenti e siamo stati esposti consecutivamente per meno tempo (rischiamo di meno). Ma esponiamo i più piccoli a >>>rischi inaccettabili<<< per la loro salute. Buone Feste<
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, con i migliori auspici che il prossimo anno veda significativi miglioramenti dal punto di vista del “diritto al benessere” in termini sanitari e di qualità della vita. Rispetto alla più comune (e meno auspicabile) “gestione del malessere” che tanto spazio occupa nellle grandi pianificazioni sociali. – Anthony

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